Dal diario del capitano: giovedì, 05 novembre 2009
Mi rendo conto che per una come me che, fino a qualche mese fa, confondeva Rino Gaetano con Mino Reitano, è difficile spiegare cosa sia scattato. Un sabato pomeriggio dei primi di giugno, quello successivo alla distorsione che mi vedeva zoppicare dalla facoltà a casa passando per via Malpertuso e Nosadella, discutevo con un amico dell'università dei nostri rispettivi gusti musicali e sbottai qualcosa del tipo: "Senti chi parla... Quello che ascolta Rino Gaetano!". Da lì iniziò una piccola discussione, che lasciammo sospesa quando riuscii a trascinarmi fino al portone di casa.
Un pomeriggio dei nostri soliti, di quelli che vai a casa dell'amico che abita più vicino all'ateneo (perchè, si sa, quando vai in una facoltà scientifica come ingegneria ci sono probabilità altissime che tu ti faccia più amici maschi che femmine) e ti eleggi cuoca improvvisando una sorrentina da leccarsi i baffi, mentre preparavo la moka del caffè (stavolta senza dimenticare di mettere l'acqua...!) gli altri due scansafatiche si accasciarono sul divano totalmente disinteressati nei confronti della pila di piatti che giaceva nel lavandino ed iniziarono a smanettare con l'impianto stereo, per attaccarlo all'I-Pod.
Eccola.
Parte.
Io tendo l'orecchio e la ascolto.
"... E, quando la tua mente prende il volo, t'accorgi che sei rimasto solo."
Respiro.
Me la assaporo, la memorizzo, la faccio mia.
Torno a casa, mi procuro la serie tv "Ma il Cielo è Sempre più Blu", andata in onda su Rai Uno qualche mese fa, e da lì parte una vera e propria mania. Oggi amo Rino Gaetano alla follia: le parole delle sue canzoni, le melodie, il suo essere, quel modo maledetto di andarsene.
Sto cercando di recuperare man mano tutte le sue canzoni ed ognuna, nel suo piccolo, rappresenta per me qualcosa di speciale. Qualcosa da idealizzare, in cui credere, qualcosa da ricordare.
Non so quanto sia sciocco, adolescenziale o esagerato, ma riesce a farmi sentire meno sola. Riesce ad entrarmi nel cuore, non so come, non so perchè. Non lo paragono con Battisti, de Andrè o qualunque altro cantautore italiano che mi sia rimasto dentro perchè ognuno di loro esercita su di me un fascino differente rendendoli, così, tra loro non paragonabili... Ma lui sortisce su di me questo strano effetto.
Battisti sono convinta che per capirlo bisogna viverlo, de Andrè mi stimola intellettualmente... E Gaetano mi esorcizza la solitudine. Grazie, Rino.


Le paludi, le rose, i caffè, // l'amore, le cose... // Le vetrine, i vestiti di raso e un nuovo motore... // E Daniela, stasera, mi aspetta nell'ascensore... // I quattrini: la speranza d'averne, // far crepare d'invidia... // Il lavoro è a casa da lei, // la carriera sicura... // Poi, la sera, ritornare se stessi: // pensare, pensare... // Ieri ho incontrato Rosita, // perciò questa vita valore non ha... // Com'era bella Rosita // di bianco vestita, // più bella che mai... // Le paludi, le rose, i caffè, // Gesù tra i bambini... // Un bicchiere, il fumo distorto // e un nuovo motore... // Con un'altra farei chissà che, // con Daniela l'amore... // Ieri ho incontrato Rosita, // perciò questa vita valore non ha... // Com'era bella Rosita // di bianco vestita, // più bella che mai... // Ieri ho incontrato Rosita, // perciò questa vita valore non ha... // Com'era bella Rosita // di bianco vestita, // più bella che mai... // Ieri ho incontrato Rosita, // perciò questa vita valore non ha... // Com'era bella Rosita // di bianco vestita, // più bella che mai...
(Rosita, Rino Gaetano)

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Dal diario del capitano: mercoledì, 28 ottobre 2009
"Ma tu, in mese, che hai fatto?"
"Ho fatto un esame; mi sono disegnata il mio primo tatuaggio e ho stabilito quando sarà il momento opportuno per concretizzarlo; sono andata ad un Irish Pub in centro senza sapere bene quello che stavo facendo o meglio credendo di saperlo; sono andata a visitare tutte le cose possibili ed immaginabili tornando a casa distrutta la sera; ho traslocato; ho visto una partita della Juve con un gruppo di semisconosciuti ed una lesbica che imprecava peggio di un camionista; ho dormito in un attico al 5° piano a Santa Maria a Trastevere dove la sera si vedeva praticamente tutta Roma; ho comprato dei leggins neri, una minigonna di jeans e degli stivaletti con un fiocco laterale e mi esalto nel metterli perchè mi sento un folletto; ho chiamato una persona che non sentivo da una vita e mi son ritrovata a dormire 6 giorni per terra a casa sua; sono stata con un gruppo di baresi trapiantati in centro Italia a suon di "Mò! Mò! Mò! Mò!"; ho aiutato a preparare una cena mettendo in gioco la mia celebre ed apprezzatissima frittata di patate; ho mangiato troppi dolci, cioccolato, caramelle gommose; ho finalmente creato un indirizzo di posta serio del tipo 'nomecognome'; ho bevuto talmente tanti di quei caffè che un pomeriggio ero piegata in due sulla sedia e per tre giorni non ne ho toccato un goccio; ho guidato sulla Roma-Napoli per una notte con la tempesta mentre le altre due compagne di viaggio dormivano; ho fatto le pancakes; ho conosciuto una tizia che ha un proprio marchio di abiti, che ha fatto la tronista a 'Uomini & Donne' e che mi ha abbracciata quando l'ho aiutata a spedire il suo logo ad uno dei suoi collaboratori; ho visto Pupo, quello di 'Gelato al Cioccolato', con la spesa e aveva un colore di capelli orribile; ho fatto il giro del centro di Roma su una Vespa d'epoca sentendomi molto la Hepburn in 'Vacanze Romane'; ho litigato con quelli di Trenitalia e nel mentre ho conosciuto un tizio mezzo pazzo che aveva perso il treno anche lui senza assistere alla mia scena ma ha dichiarato diversamente facendosi cacciare dall'ufficio informazioni; ho litigato con quelli di EasyJet e concesso un'intervista alla BBC che spero nessuno abbia mai visto date le mie condizioni pietose; sono andata per la quarta volta a DisneyLand Paris e ora ho sempre più voglia di tornarci; sono salita sulla Tour Eiffel e ho mangiato le patatine fritte mentre si illuminava meravigliosamente ad intermittenza; ho conosciuto un tizio che ha vissuto prima con dei senegalesi che lo lasciavano fuori casa, ora con dei tunisini che lo reputano a tutti gli effetti uno di famiglia ma che gli rubano la pasta ed il dentifricio; ho visto la Monnalisa ed un set di un film con Vincent Cassel; ho dormito in un appartamento di 48 mq su un materassino gonfiabile; ho detto: 'Ciao, arrivederci, mi mancherai, tornerò"; ho aggiunto un altro Dumbo alla mia collezione e fatto viaggiare un topo di pelouche sulla metrò parigina; ho assaggiato la crostata alle fragole più buona della mia vita; ho perso i miei occhiali da sole e li ho ritrovati settimane dopo in una borsa che non usavo da un pò; sono stata vicina a prendere parte ad un corso di salsa; ho comprato finalmente un modem wifi e ho perso un intero pomeriggio per farlo funzionare; ho chiesto ad una tizia se volesse mangiare con me e ho capito che o faceva parte di qualche setta o era completamente da chiudere in manicomio; ho finalmente comprato due di quelle borse extralarge che ora vanno tanto di moda e ci infilo di tutto, non riuscendo a trovare nulla al momento opportuno; ho creduto di morire quando l'aereo dove viaggiavo ha perso quota all'improvviso e la gente si aggrappava ai sediolini ed urlava; ho capito che è giunta l'ora di riprendere in mano l'Inglese; ho cambiato taglio di capelli e già so che saranno ingestibili quando li asciugherò da sola; ho preso la fobia dei corvi, che credo vogliano mangiare i miei bulbi oculari ed ogni volta che vedo uno dei suddetti cambio strada impietrita."
"Ed adesso?"
"Ho capito dov'è il mio posto... Solo che non l'ho ancora trovato."

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Dal diario del capitano: martedì, 29 settembre 2009
... Si perde l'acqua ed il sapone.
Questo è ciò che recita un famoso detto napoletano, il quale spiega come si perda tempo ad illustrare determinate cose alle persone ottuse.
"Io ho scelto Scienze delle Comunicazioni perchè, sai, ho una grande abilità nel comunicare...", dice tirando fuori dalla enorme Louis Vuitton una spazzola (sì, una spazzola...) che usa per pettinarsi i capelli impeccabilmente piastrati.
"Infatti vedo che sei molto espansiva e socievole...", ribatto io, che la piastra me l'ero sì passata ma il tempo mi aveva fatto arruffare tutta la chioma, complice l'acqua che avevo preso essendo senza ombrello.
"Tu di che ti occupi, invece?", chiede prendendo uno dei due paia di scarpe che s'era portata di riserva dietro.
"Studio Ingegneria delle Telecomunicazioni, la specialistica..."
"Fantastico!", fa lei dall'alto dei suoi tacchi 10 e della sua 38 striminzita, "Così potremmo avere un confronto diretto ed aiutarci nello studio quando ce n'è bisogno... Praticamente studiamo le stesse cose!"

Prevedo che, in virtù del nuovissimo(issimoissimo) ordinamento che ha cambiato il nome da "Ingegneria delle Telecomunicazioni" ad "Ingegneria delle Comunicazioni", le cose andranno di male in peggio.

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Dal diario del capitano: venerdì, 25 settembre 2009
Bologna vista dalla Torre degli AsinelliGiovedì scorso, la Dotta mi ha regalato una giornata intensissima, da mattina a sera: un esame, una porzione di lasagna da undici euro, due ore di fila alla segreteria, un tour turistico fatto a modo mio, una cotoletta surgelata fritta prima di farmi una bella doccia ed un cocktail in centro con gli amici.
Soffermandosi sul tour turistico made by Utopia, il suddetto si è svolto in due tappe salienti: 495 scalini in legno e via Borgonuovo numero 4.
I 495 scalini in legno sono quelli caratteristici della Torre degli Asinelli; infatti, fregandomene della superstiziona (ed è difficile che una napoletana se ne freghi delle superstizioni...) secondo la quale chi vi salga prima di finire gli studi non si laurei, ho speso 3 euro, ignara delle fatiche che mi avrebbero attesa e del fatto che sembri non si arrivi mai alla cima dell'obelisco, ed armatami di buona volontà ho iniziato a salire. Dopo una ventina di minuti circa (o forse anche più, non saprei, dato che mi fermavo ogni tanto per scattare qualche foto), sudata e sudicia, sono arrivata alla meta. E ne è decisamente valsa la pena: davanti a me s'è aperta tutta Bologna, che mi regalava una vista da mozzare il fiato. Credo che abbia visto poche volte un paesaggio così bello; vista dall'alto, il capoluogo dell'Emilia Romagna m'è apparso sotto una luce differente... E me ne sono stata un pò lì, ad osservarlo, a meditare, a ricordare.
Targa sulla casa natale di P.P.PasoliniA via Borgonuovo numero 4, c'è una targa che è stata posta dal comune di Bologna nel 2004, una targa su una casa dai muri gialli che ha visto nascere, il 5 marzo del 1922, Pier Paolo Pasolini. Quando sono arrivata a destinazione, ho iniziato a dare libertà alla mia jappo-mania scattando qualche foto da diverse prospettive; un tizio che aspettava qualcuno, allora, ha alzato anche lui gli occhi e si è accorto del perchè avessi la macchinetta fotografica in mano. Credo fosse del luogo ed è stato un pò triste aver constatato che non sapesse che lì vi fosse quella targa... Anzi, forse non sapeva neanche chi fosse Pasolini.
Bologna sembra piccola, piccolissima, rispetto ad una metropoli così caotica e disomogenea come Napoli; tuttavia, ho visto sempre qualcosa di nuovo ogni qualvolta mi armavo di pazienza e scarpinavo senza meta, con la sola cartina in mano o qualche appunto scritto su un foglio già utilizzato. Giovedì una mia amica mi ha chiesto: "Sei sicura di stare facendo la cosa giusta?"; ed io: "Come mi vedi?", alchè lei: "Serena...". Sorridendo, le dissi: "Allora ti sei risposta da sola".
Chiudo con l'ultima strofa di "Bologna", by Francesco Guccini.

"Bologna è una strana signora: volgare e matrona; // Bologna bambina per bene, Bologna busona, // Bologna ombelico di tutto, // mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto, // rimorso per quel che m'hai dato, che è quasi ricordo, // e in odor di passato."

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Dal diario del capitano: giovedì, 03 settembre 2009
This town is colder now, I think it’s sick of us // It’s time to make our move, I’m shakin off the rust // I’ve got my heart set on anywhere but here // I’m staring down myself, counting up the years // Steady hands, just take the wheel… // And every glance is killing me // Time to make one last appeal // for the life I lead // Stop and stare // I think I’m moving but I go nowhere // Yeah I know that everyone gets scared // But I’ve become what I can’t be, oh // Stop and stare // You start to wonder why you’re 'here’, not there // And you’d give anything to get what’s fair // But fair ain’t what you really need // Oh, can u see what I see? // They’re tryin to come back, all my senses push // Un-tie the weight bags, I never thought I could… // Steady feet, don’t fail me now // Gonna run till you can’t walk // But something pulls my focus out // And I’m standing down… // Stop and stare // I think I’m moving but I go nowhere // Yeah I know that everyone gets scared // But I’ve become what I can’t be, oh // Stop and stare // You start to wonder why you’re here not there // And you’d give anything to get what’s fair // But fair ain’t what you really need // Oh, you don’t need // What u need, what u need… // Stop and stare // I think I’m moving but I go nowhere // Yeah I know that everyone gets scared // But I’ve become what I can’t be // Oh, do u see what I see?

Questa città è più fredda, adesso // credo che l'abbiamo fatta ammalare // E' tempo di fare la nostra mossa // mi sto scrollando di dosso la ruggine // Ho lasciato il mio cuore ovunque ma qui // mi sto lasciando andare, tenendo il conto degli anni // e ho i pugni chiusi, aspettando solo che giri la ruota... // Ed ogni sguardo mi sta uccidendo // è giunta l'ora di dare un'ultima opportunità // alla vita che sto facendo // Fermati e guarda: // mi pare di muovermi ma non sto andando da nessuna parte // Sì, lo so che chiunque può essere spaventato // ma sto diventando ciò che non posso essere, oh... // Fermati e guarda: // inizi a meravigliarti del perchè tu sia qui e non lì // E daresti qualsiasi cosa per capire quello che è giusto // ma ciò che è giusto non sempre è ciò che davvero ti serve // Oh, capisci cosa intendo? // Stanno cercando di tornare, // me lo dicono i miei sensi // Ho disfatto le mie pesanti valigie, // non credevo ci sarei riuscito... // Tieni i piedi ben saldi, // non abbandonarmi adesso // Correremo finchè non sarai così stanco da non riuscire neanche più a camminare // ma c'è qualcosa che cattura la mia attenzione distraendomi // e sto per arrendermi... // Fermati e guarda: // mi pare di muovermi ma non sto andando da nessuna parte // Sì, lo so che chiunque può essere spaventato // ma sto diventando ciò che non posso essere, oh... // Fermati e guarda: // inizi a meravigliarti del perchè tu sia qui e non lì // E daresti qualsiasi cosa per capire quello che è giusto // ma ciò che è giusto non sempre è ciò che davvero ti serve // Oh, no che non ti serve... // Ciò di cui hai bisogno, hai bisogno... // // Fermati e guarda: // mi pare di muovermi ma non sto andando da nessuna parte // Sì, lo so che chiunque può essere spaventato // ma sto diventando ciò che non posso essere... // Oh, capisci cosa intendo?


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